guida per le missioni

paul washer round

Le missioni (10) - di Paul David Washer

«E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente”»
(Matteo 28:18-20)

Il compito del grande mandato è affidato alla chiesa dal Signore Gesù Cristo, e naturalmente, come ogni altro compito, richiede l’utilizzo di mezzi pratici per assolverlo. Il grande mandato di Matteo 28:18-20 contempla l’utilizzo di tre mezzi per assolvere al compito dell’evangelizzazione del mondo: andare, battezzare e insegnare. Questa semplicità riflette una verità impressa nella storia della chiesa primitiva e nelle epistole, e cioè che la potenza necessaria a far avanzare la causa di Cristo si mostra nella proclamazione del Vangelo di Cristo a tutti i popoli e nella loro chiamata a ravvedimento e ad andare a Dio mediante la fede in Gesù Cristo, identificandosi pubblicamente con Cristo come Salvatore e Signore. In questo articolo considereremo l’importanza di questi tre mezzi.

Andare

Abbiamo già evidenziato che il grande mandato di cui parla il nostro testo non è espresso dal comando “andate”, ma dal “fate miei discepoli”. Nondimeno, come hanno puntualizzato alcuni studiosi, questa osservazione è stata accentuata troppo ma anche troppo poco1. In uno dei due estremi ritroviamo pastori e chiese che negano che ci sia un comando ad “andare” e perciò si preoccupano di evangelizzare soltanto nei luoghi dove risiedono trascurando il resto del mondo. All’altro estremo vi sono quei pastori e chiese che ritengono giusto dare la priorità al comando ad “andare”, facendo spazio a un pragmatismo frenetico e alla pratica di inviare in terra di missione chiunque lo voglia, a dispetto della sua maturità di discepolo e della sua capacità di fare discepoli.

paul washer round

Le missioni (9) - di Paul David Washer

«Fate miei discepoli tutti i popoli»
(Matteo 28:19)

Nel grande mandato Cristo parla in modo chiaro e diretto: Dobbiamo fare discepoli «tutti i popoli». Alcuni studiosi dichiarano di non essere certi che questa espressione fosse presente nel mandato originario. Essi sostengono che se Cristo fosse stato davvero così preciso rispetto all’universalità della missione ai discepoli, essi non avrebbero esitato così tanto nel rivolgersi agli stranieri. Ma una tale interpretazione è assolutamente ridicola. Vi è un’altra interpretazione più plausibile secondo la quale l’esitazione dei discepoli era dovuta al pregiudizio molto forte che nutrivano verso gli stranieri. Esso continuò a essere fortemente radicato nella chiesa giudaica primitiva fino alla conferenza di Gerusalemme, allorché la questione fu affrontata e chiarita1.

L’ordine di fare discepoli rischia sempre di essere disobbedito, e anche oggi si osservano delle forze che operano nel tentativo di distogliere l’attenzione della chiesa in modo che non adempia alla sua responsabilità di annunciare il Vangelo a ogni popolo del mondo. Il primo problema che si presenta possiamo definirlo “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”, ovvero quando un bisogno si trova in un luogo molto remoto rispetto al nostro, è difficile sentirsi emotivamente coinvolti. Secondariamente, vi è la tendenza, presente sia nei singoli credenti che nelle chiese, a essere egocentrici, a preoccuparci di se stessi, e a pensare in modo quasi esclusivo soltanto alla propria sopravvivenza. Il terzo problema ha a che fare con la grande forza esercitata dall’ambiente culturale, che considera il proselitismo religioso come sinonimo di arroganza e intolleranza, alla stregua di un crimine contro l’umanità. Infine, vi è l’eresia dell’inclusivismo, apparentemente di poco conto, ma pure invadente. Secondo questa eresia, sebbene il cristianesimo possieda una rivelazione superiore della verità, le altre religioni dispongono di una quantità di verità sufficiente a guidare i loro seguaci a Dio.

Le missioni (8) - di Paul David Washer

«Fate miei discepoli tutti i popoli».
Matteo 28:19

L’ordine di Cristo di “fare discepoli” è ben altro che contare il numero di mani che si alzano dopo un appello o i moduli in cui si sottoscrive la decisione di avere “accettato Gesù Cristo” presa nel corso di una campagna evangelistica. Un discepolo di Cristo è una persona che è stata genuinamente convertita mediante l’ascolto della parola della predicazione del Vangelo e che porta il frutto di una fede e di un ravvedimento autentici1. Questi sarà una persona che è stata giustificata mediante la fede nel suo Maestro e che continua a essere trasformato a immagine del suo Maestro.

I Vangeli ci indicano quali siano le varie caratteristiche del vero discepolo di Cristo. Sebbene esuli dallo scopo di questi articoli esaminarli tutti dettagliatamente, ci sono tre testi nel Vangelo di Giovanni in cui il Signore Gesù Cristo descrive le caratteristiche essenziali di ogni suo vero discepolo. Questi tre testi ci forniscono una sintesi esauriente di ciò che significhi essere e fare discepoli.

Le missioni (7) - di Paul David Washer

«Fate miei discepoli tutti i popoli».
Matteo 28:19

Posiamo considerare queste parole come il “grande comandamento” del "grande mandato". Infatti esse costituiscono l’unico ordine che troviamo espresso in Matteo 28:19-20. I verbi “andate”, “insegnate”, e “battezzate” sono tutti dei participi che descrivono il modo in cui questo comandamento dato deve essere attuato. Il compito delle missioni non è quello di andare, insegnare e neanche quello di battezzare, ma è quello di fare discepoli! Quindi, nonostante lo zelo e i sacrifici, l'opera missionaria non sarà altro che paglia, legno e stoppia1 se non ci si impegna a compiere quello per cui si è stati mandati: fare dei seguaci di Cristo!

La frase: “fate discepoli” è la traduzione del verbo greco mathéteuó, che a sua volta deriva dal verbo manthánō che significa imparare. La forma nominale mathétés (discepolo) indica perciò il discente, l’alunno. Il discepolo è dunque colui che è continuamente impegnato nell’apprendimento attraverso l’istruzione e l’imitazione del proprio insegnante o maestro. Perciò, un discepolo di Cristo è colui che, essendo entrato in una relazione salvifica con lui mediante la fede, è ora attivamente impegnato a diventare come il suo Maestro mediante lo studio e l’apprendimento del suo insegnamento e mediante l’imitazione del suo esempio. Questa definizione ben si accorda con le parole di Cristo:

Pagina 1 di 3

Free Joomla! template by L.THEME